
L'elenco completo
Nel mirino di Trump anche le Isole abitate solo da pinguini: criteri e stranezze dei dazi Usa
Sono una sessantina le Nazioni e i territori colpiti dalle tariffe Usa: nell'elenco ci sono le Isole Heard e McDonald, ma non Russia e Corea del Nord. Gli analisti svelano i calcoli dell'amministrazione Usa per stabilire le percentuali: "Piuttosto elementari"
Sono una sessantina le Nazioni e i territori finiti nel mirino dei “dazi reciproci” di Donald Trump. Si tratta di una mappa globale intorno alla quale gli analisti di tutto il mondo hanno subito preso a esercitarsi per capire i criteri con cui sono state applicate le tariffe, che vanno dal 10% al 48% a seconda dei Paesi, passando per il 20% decretato per l’Ue. Notando anche qualche “anomalia”.
Fuori Russia e Corea del Nord, dentro le disabitate Isole Heard e McDonald
Nel tabellone mostrato da Trump durante il suo discorso al Rose Garden non comparivano Russia, colpita da sanzioni, e Corea del Nord, che sostanzialmente non è un Paese esportatore. In compenso, analizzando la lista diffusa dalla Casa Bianca, secondo quanto riferito da diverse fonti, si trovano le Isole Heard e McDonald, un arcipelago di poco più di 370 km quadrati nell’Oceano Antartico, territorio esterno australiano, abitato solo da foche, pinguini e uccelli marini e che è stato colpito da dazi del 10%. Pare che la misura serva a evitare triangolazioni commerciali con l’Australia, forse in relazione al misterioso dato per cui dall’arcipelago risulta un export verso gli Usa che nel 2022 ha raggiunto 1,4 milioni di dollari per “macchinari e materiali elettrici”.
I “dazi reciproci” di Trump, Paese per Paese
Per quanto riguarda gli altri Paesi, le tariffe più elevate sono per Cambogia e Laos con dazi che arrivano rispettivamente al 49% e al 48%. Per la Cina sono al 34%; per l’Unione europea al 20%; per la Svizzera al 31%; per il Regno Unito al 10%; per il Vietnam al 46%; per Taiwan al 32%; per il Giappone al 24%; per l’India al 26%; per la Corea del Sud al 25%, per la Thailandia al 36%. A seguire, Indonesia 32%; Malesia 24%; Cambogia 49%; Sud Africa 30%; Brasile 10%; Bangladesh 37%; Singapore 10%; Israele 17%; Filippine 17%; Cile 10%; Australia 10%; Pakistan 29%; Turchia 10%.
E ancora, Sri Lanka 44%; Colombia 10%; Perù 10%; Nicaragua 18%; Norvegia 15%; Costa Rica 10%; Giordania 20%; Repubblica Domenicana 10%; Emirati Arabi 10%; Nuova Zelanda 10%; Argentina 10%; Ecuador 10%; Guatemala 10%; Honduras 10%; Madagascar 47%; Myanmar 44%; Tunisia 28%; Kazakistan 27%. Alla Serbia gli Usa impongono dazi del 37%; Egitto 10%; Arabia Saudita 10%; Salvador 10%; Costa d’Avorio 21%; Laos 48%; Botswana 37%; Trinidad e Tobago 10%; Marocco 10%. Il tutto prevedendo anche una base minima del 10% di tariffe su tutti i prodotti stranieri. Separatamente verranno imposti dazi del 25% sulle auto prodotte all’estero.
I calcoli degli analisti per capire i criteri con cui sono state fissate le tariffe
Per quanto riguarda i criteri che hanno determinato le tariffe, benché non esista una interpretazione univoca, la teoria più accreditata è che Trump e il suo staff abbiano utilizzato un sistema apparentemente elementare, che considera il rapporto tra deficit commerciale degli Stati Uniti e surplus commerciale dell’altra Nazione, la cifra è stata divisa per due e il risultato è diventato il dazio. Per esempio, per quanto riguarda la Cina, nel 2024 il deficit commerciale degli Stati Uniti ammontava a 295,4 miliardi di dollari. Gli Usa hanno importato beni cinesi per 439,9 miliardi. La Cina, in sostanza, può vantare un surplus del 67%. La metà, arrotondata per eccesso, porta a 34%: appunto, il dazio applicato a Pechino. Per quanto riguarda il 20% applicato all’Ue, gli analisti hanno in considerazione l’export a 531,6 miliardi e l’import a 333,4 miliardi. Il deficit ammonta a 198,2 miliardi. Calcolatrice alla mano, 198,2 rispetto a 531,6 rappresenta il 37%, stretto parente del 39% che, secondo Trump, equivale ai dazi applicati dall’Ue nei confronti degli Usa e che dimezzati portano, appunto, al 20%.
I conti in linea con la precisazione di Trump: «Dazi non pienamente reciproci: sono circa la metà»
Lo stesso Trump, annunciando le misure, ha detto parlato di un comportamento «più equo» degli Stati Uniti sui dazi, sottolineando che le tariffe «non sono pienamente reciproche» perché gli Usa faranno pagare agli altri «circa la metà». «Avrei potuto farlo (introdurre tariffe paritarie, ndr), sì, ma sarebbe stato difficile per molti Paesi. Non volevamo farlo», ha spiegato.