
Collettivi rossi
Roma, i bravi studenti antifà minacciano di morte la preside del Righi: “Nelle foibe”. Troppa ideologia e genitori complici
La dirigente scolastica da mesi è nel mirino accusata di "autoritarismo". "Non ho paura, ma è dura. Gli alunni fanno politica con il beneplacito dei genitori. Hanno fatto un putiferio per un problema da nulla"
Troppo “autoritaria e repressiva”. Non è la prima volta che la preside del liceo Righi di Roma, uno dei classici più blasonati della Capitale, Giulia Orsini, finisce nel mirino degli studenti di sinistra. A novembre gli attivisti del collettivo Ludus Righi hanno inaugurato il rituale ‘autunno caldo” con uno sciopero contro la dirigente scolastica, al suo primo anno nel liceo. Bandiere della Palestina dalle finestre, niente lezione e barricate contro la scuola trasformata in caserma. Oggi la cronaca di restituisce un ‘salto di qualità’ degli studenti antifascisti. Dopo le proteste di ieri finite con l’intervento della polizia, arrivano le minacce di morte sui muri dell’istituto. La preside si è svegliata con una brutta sorpresa: all’esterno del Righi la attende la macabra scritta con la vernice nera “Orsini nelle foibe”.
Righi, preside nel mirino: “Orsini nelle foibe”
A raccogliere lo sfogo e la preoccupazione della preside è Adnkronos. “Ieri mattina la protesta a scuola con porte che sbattevano, il rumore ovunque, il personale chiuso negli uffici, spaventato. Nella notte mi scrivono sul muro che devo andare nelle foibe. A me, che sono nata a Gorizia. Io non ho paura, perché poi fondamentalmente questi sono bravi ragazzi”, racconta Orsini all’agenzia. “Ma qui è una fatica. Questo istituto è troppo ideologizzato e gli alunni fanno politica tra i banchi, col beneplacito dei genitori”. L’origine di tanta rabbia nasce da un problema tecnico preso a prestito dagli studenti politicizzati.
Un problema tecnico e scoppia il finimondo, proteste e minacce
“Per un problema al software gestionale della scuola, che non dialogava con quello del sito e andava cambiato, ho fatto presente al collegio docenti che si sarebbero dovuti anticipare gli esami. Ferma restando – racconta all’Adnkronos – l’indisponibilità di settembre, ho indicato due settimane a loro scelta. La discussione è andata avanti per due ore, con il leitmotiv ripetuto per tutto il tempo ‘vogliamo fare gli esami a settembre’. Inutile spiegare che l’impedimento non era dovuto a un puntiglio del dirigente. Niente. Ho fatto votare: per la prima settimana, quella di luglio, si sono espressi in 7. Per quella di agosto in 4 e tutti gli altri si sono astenuti. Da regolamento interno a vincere è stata la maggioranza dei voti espressi. Da lì si è scatenato il finimondo. Un po’ come il bambino che chiede di mangiare il biscotto. Glielo neghi perché di lì a poco si cena, e lui prosegue con la richiesta a ripetizione, senza ascoltare ragioni. Alla fine ti salta la pazienza”.
“Sono decisionista ma non certo autoritaria. C’è troppa ideologia”
Dopo il voto la ‘vendetta’. E dire che la preside è tutt’altro che indisponibile al confronto. Certo – ammette lei stessa- “sono una decisionista, una che difficilmente smonti. Ma non mi sento autoritaria. Siamo arrivati a questo attacco violento e per una cosa veramente poco importante. Ho fatto semplicemente votare e più di acquisire i dati come un notaio non ho fatto altro”. Il vero pericolo – sottolinea – viene dagli adulti che soffiano sul fuoco. La preside racconta di aver inviato una lettera ai ragazzi e alle famiglie per trovare una “soluzione” alle scritte minacciose. “Magari dando una imbiancata alle pareti della scuola, come fosse un lavoro socialmente utile. Dal canto loro, i genitori non hanno accettato molto bene la lettera. E questo è autoritarismo? Ieri, quando hanno fatto quella baraonda, ho avuto paura, ma più per il personale barricato nelle stanze. Il problema sono quei tre, quattro che fanno da capi, manipolando i più piccoli. Perché gli studenti di quinta, alla fine, ieri erano a far lezione, avendo a breve la maturità. Qui diventa più un gioco a far confusione, manifestamente in appoggio ai docenti. Ma io sempre lì sto”.