
Camaleontica Elly
Schlein, l’ultima giravolta. Dal si al riarmo al mettete dei fiori nei vostri cannoni: Pd in piazza al corteo pacifista di Conte
Dopo giorni di crucci la segretaria dem, paladina della coerenza a targhe alterne, scioglie la prognosi sulla manifestazione dei pentastellati: e in barba al voto su armi e difesa manda una delegazione di suoi in piazza col ramoscello d'ulivo
Dopo lunga e penosa malattia, Elly Schlein scioglie la prognosi sul corteo di Conte previsto per oggi a Roma: una delegazione del Pd sarà in piazza coi pentastellati… Ma che bella recita a soggetto ci regala ancora una volta la leader più indecisa del panorama politico italiano. La segretaria Pd del “no, ma anche”… Da una parte fa votare il partito che guida nelle aule del Parlamento Europeo per il piano di riarmo. Dall’altra manda i suoi a fare la scenetta pacifista della manifestazione grillina.
Un vero capolavoro di funambolismo ideologico e cerchiobottismo da campo largo: un giorno per il riarmo, e quello dopo testimonial per la pace. In sostanza: armi sì, ma solo con l’anima tra i denti e una delegazione dem presente in piazza. Così il Partito democratico riesce a stare ovunque e da nessuna parte: con chi approva il sostegno al riarmo, ma anche con chi lo contesta. Un partito a doppia trazione, o forse meglio dire… a doppia morale.
Schlein scioglie la prognosi sul corteo di Conte: una delegazione Pd in piazza
È il giorno della manifestazione contro “l’Europa delle armi” promossa dal Movimento 5 Stelle. La notizia delle ultime ore è che in piazza, insieme ai pentastellati e alle associazioni che hanno aderito, ci sarà anche una delegazione del Pd. Ieri sera, dopo giorni in cui si è mostrata combattuta e titubante, la segretaria Elly Schlein ha sciolto la riserva comunicando la presenza di un drappello – non è chiaro quanto nutrito – di esponenti dem. «Non siamo d’accordo su tutto, ma ci sono molti punti comuni» ha spiegato Schlein a margine di un evento in provincia di Reggio Emilia.
I tormenti di Elly, paladina della coerenza a targhe alterne
Così, mentre Giorgia Meloni tiene la barra dritta sul fronte della difesa nazionale, Schlein si lancia nel solito copione tra maschera e volto, mirato a tenere buoni i suoi spezzoni più radical chic. L’importante è esserci, purché con una bella bandiera arcobaleno in mano e un tweet pronto contro l’”escalation militarista”, anche se a sostenerne le istanze hanno appena votato gli stessi esponenti del Nazareno. Insomma, come scrive tra gli altri Il Tempo in edicola oggi, «lo strano caso del dottor Elly e di Miss Schlein, “guerrafondaia” mercoledì a Strasburgo, ed oggi “pacifista” nella Capitale, alla manifestazione del M5S», la segretaria Pd ci insegna che si può fare opposizione al governo… contro le proprie stesse decisioni. Chapeau!
Il Pd della doppia verità: teoria (e predica) riformista, pratica grillina
Insomma, cè un partito in Italia che riesce a stare su due binari senza deragliare — ma solo perché il deragliamento è il suo habitat naturale. È il Partito Democratico di Elly Schlein, campione olimpico di demagogia politica e salti carpiati a scopi elettorali. L’ultima trovata? Una doppia verità, degna dei migliori manuali di illusionismo politico: una da nascondere bene tra le pieghe delle correnti interne — “è colpa dei riformisti!” — e una da sbandierare in piazza, per tenere il passo con Giuseppe Conte e le sue mirabolanti capriole pacifiste.
I mille volti di Elly Schlein, dal voto sul riarmo al corteo pacifista con Conte
Ed eccoli lì, oggi, quelli del Nazareno: con la loro delegazione “di altissimo livello” (testuali parole!) pronti a sfilare al corteo pentastellato. In testa, la coordinatrice della segreteria Marta Bonafoni e il gran cerimoniere della linea Schlein, Igor Taruffi. I pacifisti dell’ultim’ora, dopo aver fatto i duri con il voto sulle armi, ora si presentano col ramoscello d’ulivo in bocca, pronti a denunciare la corsa al riarmo dell’Europa cattiva.
Dunque, la segretaria del Partito democratico dopo giorni passati a riflettere, scioglie la riserva, anche se non si sbilancia del tutto sulla sua presenza in corteo: «Il Pd parteciperà con una delegazione alla manifestazione», annuncia. E questo perché «quando un nostro alleato va in piazza, al netto delle differenze, noi portiamo attenzione e ascolto perché siamo testardamente unitari». Del resto, impossibile per la segretaria Pd non esserci: anche perché domani la attende una nuova piazza «pacifista», quella organizzata a Bologna dai suoi sindaci, Matteo Lepore e Sara Funaro.
E Giuseppi gongola…
Così, la decisione, neanche a dirlo, trova il favore di Campo Marzio, riferiscono alcune fonti pentastellate. Che poi precisano che «la segretaria dem ha chiamato Conte anticipandogli la notizia». Già, perché il colpo di scena, in perfetto stile Nazareno, arriva dal seminario a porte chiuse dei suoi deputati al Museo Cervi, dove Schlein — tra una riflessione e l’altra sull’unità antifascista e le note di “Bella ciao” — pontifica: «Le nostre posizioni non sono le stesse su tutto, ma condividiamo una forte critica alla corsa al riarmo».
Pd-M5S, in disaccordo su tutto: ma sfilare insieme fa tanto campo largo…
Traduzione: non siamo d’accordo su niente, ma sfilare insieme fa tanto sinistra unita (e un po’ nostalgica). Tutto rigorosamente all’insegna dello slogan più in voga: «Testardamente unitari», anche se per inseguire la chimera del campo largo e il miraggio di una coesione da fusione a freddo, si rischia di perdersi per strada mezzo partito. Ossia, il contingente degli eurodeputati riformisti guidati da Pina Picierno. Passando per i frondisti della dissidenza alla linea ufficiale: da Paolo Gentiloni a Luigi Zanda.
Un triplo salto mortale carpiato della coerenza
Il tutto, ovviamente, ben coreografato da una telefonatina a Conte per comunicargli la decisione. Non sia mai che ci scappi una foto da postare sui social con hashtag #pace, mentre a Bruxelles il Pd vota per il riarmo con convinzione. Insomma, Elly & Co. sembrano aver trovato la formula magica della politica post-verità: dire tutto, fare tutto, smentire tutto. E poi dare la colpa ai riformisti. Altro che doppia verità. Qui siamo al triplo salto mortale carpiato della coerenza. E, purtroppo per loro, senza rete.