
Senatrice da 30 anni
Sinistra cilena sotto choc, tolto il seggio in Senato a Isabel Allende: “Ha lucrato sulla casa del padre”
Dopo 30 anni, Isabel Allende, figlia del presidente cileno Salvador ucciso durante il golpe che portò al potere il dittatore Augusto Pinochet, ha perso il seggio in Senato. La Corte costituzionale del Cile ha accolto il ricorso presentato dai senatori dell’opposizione in merito al fallito acquisto da parte dello Stato della casa di suo padre. La decisione, adottata ad ampia maggioranza, pone fine all’ininterrotta carriera parlamentare di Allende nel Congresso nazionale ed entrerà in vigore non appena sarà notificata in via ufficiale.
La difesa della senatrice Isabel Allende: la sentenza non offusca la memoria di mio padre
«La memoria del presidente Allende rimarrà intatta. La sentenza non la offusca. Oggi non ci sarà nessun museo, ma le strade e le piazze che portano il suo nome in tutto il Cile e nel mondo rimarranno, così come la sua eredità politica e l’affetto di milioni di suoi compatrioti», si è difesa la senatrice «Nei miei oltre 30 anni di servizio pubblico, non ho mai sfruttato la mia posizione per un tornaconto personale e ho sempre rispettato la Costituzione e le leggi e sono certa di aver sempre agito con totale integrità».
L’accusa: non poteva non sapere
La richiesta che ha portato alla sentenza è stata presentata dai parlamentari dell’opposizione, in particolare dai membri del Partito Repubblicano di estrema destra e dai membri della coalizione Chile Vamos, che riunisce Rinnovamento Nazionale (RN) e Unione Democratica Indipendente (UDI) che accusano Isabel Allende, omonima della celebre scrittrice, di aver stipulato un contratto con lo Stato, in violazione della normativa che lo impedisce «e che una persona che ha ricoperto un incarico in Senato per più di 30 anni non poteva ignorare».
La controversia è iniziata alla fine del 2024, quando il governo ha annunciato l’acquisto della residenza di Allende per 933 milioni di pesos (circa 1 milione di euro) con l’obiettivo di trasformarla in un museo. L’operazione ha comportato la firma di contratti con la nipote ed ex ministra della Difesa, Maya Fernandez, e con una delle figlie di Salvador Allende, la senatrice socialista Isabel, entrambe escluse dalla Costituzione dallo stipulare contratti con lo Stato a causa dei loro incarichi pubblici.
Alla fine di marzo, il capo dello Stato, Gabriel Boric, ha testimoniato nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria aperta da questo caso, un’inchiesta che cercava di chiarire una presunta frode al tesoro a causa dei contratti che dovevano essere firmati. Boric, che nella sua qualità di Presidente della Repubblica era esentato dalla citazione a testimoniare, ha reso la sua testimonianza da “indagato”. La sentenza ha terremotato l’intera sinistra cilena, sollevando una questione morale che va oltre il mero valore dell’immobile diventato materia del contendere.