
Partita a poker
Trump avvia la fase due: dopo i dazi, la trattativa. «Telefonata molto proficua con il Vietnam…»
L'evoluzione dei rapporti con Hanoi sembra confermare il modus operandi di Trump, che più volte ha sparato ad alzo zero e con la massima potenza di fuoco per poi giungere a un accordo, non per evitarlo
Donald Trump ha reso noto su Truth di aver avuto una «telefonata molto proficua con To Lam», segretario generale del Partito Comunista del Vietnam, il quale «mi ha detto che il Vietnam vuole ridurre le sue tariffe a zero se riuscirà a trovare un accordo con gli Stati Uniti». I dazi imposti da Trump ad Hanoi, la cui entrata in vigore è fissata per il 9 aprile, sono fra quelli più elevati nella lista dei Paesi colpiti: Washington li ha fissati al 46%, più penalizzanti sono solo quelli decretati per il Laos, al 48%, e per la Cambogia, al 49%.
Trump avvia la trattativa sui dazi con il Vietnam
L’amministrazione Trump ha calcolato che le esportazioni statunitensi verso il mercato vietnamita sono soggette a un’aliquota tariffaria del 90%, e la tariffa così elevata ha già appesantito la manipolazione della valuta e le barriere commerciali. I dazi al 46%, dunque, sono stati fissati secondo il criterio espresso dallo stesso presidente Usa della metà di quelli “subiti”.
Il modus operandi del presidente Usa
In quadro che resta di assoluta incertezza, l’evoluzione della vicenda dei dazi vietnamiti sembra invece andare nella direzione di una conferma: quella sul modus operandi di Trump, che più volte ha sparato ad alzo zero e con la massima potenza di fuoco per poi giungere alla trattativa, non per evitarla.
Tajani: «Sembrava una guerra mondiale e ora discutono di arrivare a zero dazi»
«Poco fa c’è stata una telefonata tra Trump e il Segretario del Partito Comunista del Vietnam, To Lam. Sembrava una guerra mondiale e ora stanno discutendo di arrivare a zero dazi da una parte e dall’altra», ha commentato il ministro degli Esteri Antonio Tajani intervistato a 5 Minuti da Bruno Vespa, sottolineando la speranza che «alla fine di una trattativa si possa raggiungere l’obiettivo di avere un grande mercato transatlantico senza dazi».
«Nessuno vuole la guerra commerciale. Qualora dovesse esserci una reazione europea, sarà più un segnale politico agli Stati Uniti per dire “basta”, ma l’azione sarà assolutamente inferiore a quanto fatto dagli Usa», ha detto ancora Tajani da Vespa, sottolineando che la risposta europea «provocherà un danno economico sicuramente inferiore a quello che potrebbero fare i dazi americani». «Lunedì al vertice dei ministri del Commercio dell’Unione Europea decideranno se sarà il caso d’imporre dazi ad alcuni prodotti americani. Noi chiediamo che non vengano imposti dazi a prodotti americani che possono provocare una reazione più dannosa per i nostri prodotti, su tutti il whiskey. Se noi mettiamo dazi sul whiskey – ha concluso Tajani – la reazione americana sarà imporre dazi sui vini. Lo sciagurato 50% sul whiskey deve assolutamente scomparire, credo siamo sulla buona direzione».