
Sfregio a Ilaria Sula
Vandalismo transfemminista, imbrattato il cortile della Sapienza. Altro che lotta al femminicidio
Nuovi imbrattamenti con simboli transfemministi si sono verificati di fronte alla statua della Minerva all’università La Sapienza di Roma, dove si sono radunati alcuni studenti e studentesse per manifestare contro il femminicidio. La protesta, che ha avuto luogo in seguito al femminicidio della studentessa dell’ateneo Ilaria Sula per mano del suo ex fidanzato, ha provocato danni ingenti alla struttura secondo quanto riporta la rettrice Antonella Polimeni. “Perché affrontare un tema condiviso con modalità divisive? “ si chiede la rettrice in un comunicato pubblicato su Instagram. “Perché caratterizzare con il vandalismo di un bene pubblico la lotta contro una delle più orribili forme di violenza, il femminicidio? – continua la responsabile dell’ateneo – Perché onorare la memoria di una vittima della cultura patriarcale deturpando luoghi che lei ha frequentato e probabilmente amato? Perché Minerva e tutta la Sapienza devono subire ulteriori violenze?”, tutte domande a cui evidentemente dovrebbero rispondere gli autori del vandalismo.
Gli imbrattamenti transfemministi e le dinamiche della vandalizzazione
Secondo quanto riportato dalla rettrice Polimeni, i partecipanti della manifestazione avrebbero sfondato i cantieri durante la protesta, per poi “imbrattare e deturpare lo scalone monumentale, la vasca di fronte alla Minerva e la statua stessa. L’imbrattamento è successivamente continuato in altri luoghi della città universitaria”. Nella nota social pubblicata dall’università romana si sottolinea che la vandalizzazione degli immobili è avvenuta proprio nel momento in cui si stavano per concludere i lavori di restauro, per i quali ci sono voluti anni di impegno tra “l’attesa di autorizzazioni necessarie e un significativo impegno economico a carico dell’ateneo”.
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I simboli e le scritte sui muri
Sui muri e sulla statua di Minerva nel cortile universitario romano sono stati eseguite immagini tipiche del transfemminismo in viola e in rosa, come i simboli dell’identità di genere incrociati e la scritta “Ci vogliamo Viv3”, dove il numero “3” serve per includere gli altri generi woke e come sostituzione alla schwa. “+Cav – fiori” è un’altra delle scritte comuni nell’università: un modo per chiedere l’istituzione di maggiori centri antiviolenza, peccato il presunto “intento positivo” venga annullato dalla rozza deturpazione del patrimonio studentesco.