L'inchiesta
Crans-Montana, il Comune a conoscenza dei rischi: cosa emerge da un’email interna
Il papà di uno dei ragazzi italiani feriti: "Comportamento non solo negligente ma omertoso, che rasenta l'irresponsabilità"
Il Comune di Crans-Montana sapeva che il rivestimento fonoassorbente del Constellation avrebbe potuto incendiarsi. A scriverlo è stato il quotidiano svizzero Tages-Anzeiger, citato oggi dal Messaggero. Il giornale elvetico parla di un’email interna dell’ex consigliera con delega all’edilizia tra il 2017 e 2024, che avrebbe segnalato il rischio. La donna, Rose-Marie Clavien, in un interrogatorio del 28 agosto svolto dai pm di Sion, si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere sul tema. Inizialmente sentita come persona informata sui fatti, Clavien sarebbe diventata la diciassettesima indagata nell’inchiesta sull’incendio di Capodanno, in cui sono morte 41 persone, tra le quali sei ragazzi italiani, e 115 sono rimaste ferite.
La stampa svizzera: il Comune conosceva i rischi del Constellation
Il giornale fa inoltre riferimento a un messaggio messo agli atti che Jessica Moretti, proprietaria con il marito Jacques del locale di Crans-Montana, avrebbe mandato a una dipendente il 13 dicembre 2019, nel quale raccomandava di porre attenzione all’uso delle candele pirotecniche perché avrebbero potuto incendiare il rivestimento fonoassorbente del soffitto. Esattamente lo scenario che si è configurato la notte di Capodanno. “Il Constel si brucerà”, è il testo del messaggio citato dal Messaggero, che riferisce anche che Moretti, nell’interrogatorio del 5 giugno, avrebbe derubricato a frase ironica e da interpretare in senso figurato.
I dubbi sul sistema pubblico di controlli
Secondo quanto riferito, inoltre, le nuove carte dell’inchiesta, che non farebbero riferimento solo a Le Constellation ma all’intero stabile che lo ospitava, rafforzerebbero i dubbi sul sistema di controlli antincendio del Vallese. Alcuni documenti cantonali del 2019 e del 2020 rimanderebbero, infatti, un quadro di verifiche incomplete, specie per la parte degli adeguamenti dopo i controlli.
Il papà di uno dei ragazzi feriti: “Comportamento negligente e omertoso”
Umberto Marcucci, padre di uno dei ragazzi feriti nel rogo di Capodanno, ha commentato le notizie sulla consapevolezza del rischio da parte del Comune di Crans-Montana parlando di “comportamento non solo negligente ma omertoso che rasenta l’irresponsabilità”. “Un fulmine a ciel sereno, un comportamento gravissimo”, ha aggiunto Marcucci, parlando con l’agenzia di stampa Adnkronos. “Si tratta di una email anche risalente nel tempo, di alcuni anni fa, e non era emerso fino ad ora nulla: questo significa che era stata proprio accuratamente nascosta per evitare che uscisse”, ha detto ancora l’uomo, sottolineando che “tutto questo si somma ai rapporti che sono usciti la settimana scorsa che risalgono al 2018-2019: funzionari hanno ammesso che non si sono mai recati al piano interrato, sebbene abbiano poi approvato tutto”.
“Quello che risulta è che sono state date prescrizioni, con la necessità di rivederle dopo tre mesi, ma nessun controllo è mai stato fatto”, ha proseguito, ricordando che “all’inizio di dicembre ci saranno le audizioni dei coniugi Moretti, ma nel frattempo passeranno davanti alle procuratrici tutti i funzionari comunali e anche il vecchio proprietario dell’immobile”. Marcucci ha tirato in ballo anche lui, parlando di “qualche responsabilità”. “Ha venduto l’immobile ai Moretti a circa 2 milioni di franchi ed evidentemente prima di venderlo ha fatto in modo che fosse tutto quanto agibile”, ha detto il padre del ragazzo ferito, invitando a “non dimenticare che praticamente quell’interrato nasceva come rifugio anti-atomico perché tutti quanti i fabbricati svizzeri al piano interrato erano dotati di un rifugio anti-atomico perché si aveva paura della guerra nucleare dopo la seconda guerra mondiale, figuriamoci come poteva essere dotato di uscite di sicurezza”.