La Repubblica del sangue
Iran, il regime manda a morte altre sei donne. FdI denuncia la debolezza dell’Onu: “Non bastano dichiarazioni episodiche”
Almeno 532 esecuzioni in otto mesi. La senatrice Campione sollecita Italia ed Europa: serve una pressione costante su Teheran. Tra le giustiziate anche vittime di abusi e matrimoni forzati
Politica - di Alice Carrazza - 8 Settembre 2026 alle 16:30
Almeno 82 persone messe a morte in agosto, sei delle quali donne: il bilancio mensile più alto per le esecuzioni femminili registrato in Iran nel 2026. È da questi numeri che parte la denuncia di Susanna Donatella Campione, senatrice di Fratelli d’Italia e componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere. Nel mirino, insieme alla repressione della Repubblica islamica, l’insufficienza della risposta internazionale: «Di fronte a questa emergenza ci saremmo aspettati dalle Nazioni Unite una mobilitazione ben più forte e incisiva».
Iran, dati da brivido
«Nei primi otto mesi dell’anno Iran Human Rights ha documentato almeno 532 esecuzioni, di cui 18 di donne», spiega la parlamentare. Un conteggio, datato al 5 settembre 2026, che misura quanto l’organizzazione è riuscita ad accertare, in un Paese dove la trasparenza sulle condanne capitali resta un’eccezione. Stando ai dati citati da Campione, soltanto il 14,5% delle esecuzioni registrate dall’inizio dell’anno è stato annunciato dalle autorità iraniane.
«Numeri che descrivono una repressione sistematica», osserva la senatrice. La condizione delle donne aggiunge al quadro un elemento particolarmente grave: «Tra le donne finite sul patibolo ci sono vittime di matrimoni forzati, abusi e violenze, alle quali un sistema profondamente discriminatorio ha negato protezione prima ancora di condannarle a morte».
Spose bambine e violenze inaudite
Il rapporto di Iran Human Rights permette anche di dare un nome e volto alle vittime. Marzieh Nayeri, costretta a sposarsi a diciassette anni, aveva raccontato di aver impugnato un coltello per difendersi da un tentativo di violenza sessuale da parte di un socio del marito. Nella colluttazione aveva ferito l’aggressore e accoltellato il coniuge. Il tribunale aveva respinto la sua ricostruzione difensiva. È stata impiccata l’8 agosto nel carcere di Qazvin. Dei cinque casi femminili descritti dall’organizzazione per agosto, quattro riguardavano donne accusate di aver ucciso il marito o il fidanzato; due avevano subito un matrimonio forzato.
Alla repressione si aggiunge poi il caso delle gemelle ventenni Taraneh e Romina Rahimi. Secondo la ricostruzione del giornale britannico The Guardian, basata sulle testimonianze familiari, dopo la partecipazione alle proteste di gennaio la prima fu condannata a morte, la seconda a ben venticinque anni di carcere. I familiari continuano a denunciare torture e confessioni estorte: una vicenda che riporta l’attenzione sulle condizioni dei detenuti e sulle garanzie negate agli imputati.
La richiesta alle Nazioni Unite
È di fronte a queste vicende che Campione sollecita una risposta più incisiva delle Nazioni unite. L’Alto commissario per i diritti umani ha denunciato sì l’aumento delle esecuzioni e chiesto al regime di fermarle, ma per la senatrice la condanna deve tradursi in una pressione politica costante: «Non bastano dichiarazioni episodiche mentre donne e oppositori continuano a salire sul patibolo».
Sui diritti delle iraniane, del resto, il “Palazzo di vetro” ha un precedente ingombrante. Fino al dicembre 2022, l’Iran sedeva proprio nella Commissione sulla condizione delle donne. Fu estromesso soltanto dopo la repressione delle proteste seguite alla morte di Mahsa Amini: il regime partecipava dunque all’organismo chiamato a promuovere quei diritti che negava in patria.
Da qui l’appello di Roma a Bruxelles: «L’Italia e l’Europa devono continuare a far sentire la propria voce e sollecitare le Nazioni Unite a mantenere alta l’attenzione». Per Campione, la mobilitazione internazionale deve durare oltre l’indignazione per l’ennesima condanna a morte. «Il silenzio e l’assuefazione sono alleati dei regimi che calpestano i diritti fondamentali», conclude. «Alle donne iraniane che chiedono libertà e dignità dobbiamo garantire non soltanto solidarietà, ma un impegno internazionale continuo».