Era finito nel tritacarne
Ranucci indagato dopo la querela di Cangiano. Il deputato di FdI: «Gli avevo chiesto di smentire le accuse, ma non lo ha fatto»
“Esprimo soddisfazione per la serietà e l’attenzione con cui la Procura di Roma sta seguendo la querela per diffamazione che ho presentato dopo il servizio di Report nel quale il mio nome veniva accostato alla vicenda dell’attentato subito da Sigfrido Ranucci. Ho appreso oggi che Sigfrido Ranucci risulta indagato nell’ambito del procedimento nato dalla mia querela. Naturalmente sarà la magistratura ad accertare fatti ed eventuali responsabilità, nel pieno rispetto delle garanzie di tutti. Mi auguro che le indagini possano fare piena luce anche sulle ragioni che hanno portato Ranucci a formulare e alimentare insinuazioni sul mio possibile coinvolgimento in una vicenda gravissima. Coinvolgendo nella sua ricostruzione anche altri esponenti di Fratelli d’Italia. Avevo pubblicamente chiesto a Ranucci di chiarire, smentire quelle accuse e chiedere scusa. Non lo ha fatto. Di fronte alla sua ostinazione ho deciso di affidarmi alla giustizia per tutelare la mia onorabilità, la mia famiglia e la comunità politica che rappresento”. E’ la soddisfazione di Gimmi Cangiano finito nel tritacarne del “metodo Report”.
Cangiano: “Ranucci indagato, soddisfatto della serietà della Procura di Roma”
Il parlamentare di Fratelli d’Italia aveva presentato una querela per diffamazione contro Sigfrido Ranucci in seguito a un servizio di Report in cui il suo nome sarebbe stato accostato alla vicenda dell’attentato subito da Ranucci, attraverso insinuazioni su un suo possibile coinvolgimento; nella ricostruzione sarebbero stati chiamati in causa anche altri esponenti di FdI. Cangiano ricorda di aver inizialmente chiesto pubblicamente a Ranucci di chiarire, smentire e scusarsi. Non avendo ottenuto, a suo giudizio, una rettifica soddisfacente, si è rivolto alla magistratura. Di qui la soddisfazione espressa dall’aver appreso che Ranucci risulta indagato per diffamazione nell’ambito del procedimento nato dalla sua querela. Va sottolineato che l’iscrizione nel registro degli indagati non implica naturalmente alcun accertamento di responsabilità: sarà la Procura di Roma a verificare i fatti. Cangiano oggi dice di essere soddisfatto per “la serietà e l’attenzione” della Procura e chiede che le indagini chiariscano anche perché Ranucci avrebbe formulato quelle insinuazioni.
Come nasce il caso Cangiano
Tutto parte dall’attentato del 16 ottobre 2025 contro Sigfrido Ranucci, quando un ordigno esplose davanti alla sua abitazione a Pomezia, danneggiando la sua auto e quella della figlia. Il 19 aprile 2026 Report manda in onda la puntata “Il cantiere dei misteri”. Partendo anche da una lettera anonima, la trasmissione costruisce una serie di collegamenti che arriva al deputato campano di FdI Gimmi (Girolamo) Cangiano. Secondo la ricostruzione di Repubblica, Report non lo indicò esplicitamente come mandante, ma Cangiano sostiene che il servizio facesse comunque aleggiare su di lui il sospetto di un possibile coinvolgimento nell’attentato. Ed è proprio su questo che nasce la querela per diffamazione di Cangiano.
La svolta: entra in scena Valter Lavitola
Mesi dopo, l’indagine sull’attentato prende tutt’altra direzione. La Procura di Roma individua come presunto mandante Valter Lavitola, imprenditore ed ex direttore dell’Avanti. Nel decreto di perquisizione del 4 luglio, i pm gli contestano, tra gli altri, il reato di strage e sostengono che avrebbe incaricato Clesio Gomes Tavares di trovare persone capaci di procurarsi l’esplosivo e farlo detonare davanti all’abitazione di Ranucci. La posizione di Lavitola resta naturalmente quella di un indagato e non di un condannato. Il Riesame ha successivamente confermato le misure cautelari nei confronti dei quattro presunti esecutori materiali e l’aggravante del metodo mafioso. È questa svolta che cambia completamente il quadro per Cangiano. I suoi avvocati, Luigi Petrillo e Sara Petella, il 13 agosto sostengono infatti che gli sviluppi investigativi abbiano smentito la pista che aveva portato Report ad accostare Cangiano all’attentato e chiedono alla Procura di procedere sulla denuncia per diffamazione già depositata. Ranucci avrebbe confidato a un esponente pentastellato che ci sarebbe stato Cangiano dietro l’atto criminale.