L'editoriale
Stabilità contro smarrimento: ecco perché il primato di Giorgia segna un’epoca
La destra ha dimostrato di saper vincere una campagna elettorale in uno scenario complicato ma soprattutto convincere una volta al governo alle prese con un quadro ancora peggiore. Non era scontato, non era facile, non era mai successo prima nel sistema italiano
L'Editoriale - di Antonio Rapisarda - 4 Settembre 2026 alle 06:00
Lo storico primato del governo guidato da Giorgia Meloni, da oggi il più longevo della storia repubblicana, assume ulteriore valore inquadrato e innestato com’è in un’epoca di grande smarrimento. Mentre altrove tutto crolla o quasi (il soufflé Macron, il sistema tedesco della Grosse Koalition, il sanchismo, il bipolarismo inglese ma anche lo stesso trumpismo), il destra-centro italiano si conferma asse solidissimo di un’esperienza politica che ha sovvertito e superato pronostici, «macumbe», banalizzazioni e sottovalutazioni.
In un’Occidente che fatica maledettamente a tenere il passo nei confronti dei vecchi e nuovi imperi, l’Italia è passata dall’essere l’anello debole della compagnia a riferimento per chi intende ricalibrare obiettivi, procedure ed offerta “esistenziale” del sistema europeo. Nulla di ciò si sarebbe potuto affermare senza una prova di tenuta che ha sorpreso (solo) chi aspettava di trovare a Palazzo Chigi la caricatura fornita dall’infotaintment della sinistra. Una stabilità tutt’altro che all’insegna dell’immobilismo dato che Meloni & co hanno retto – fornendo adeguate risposte – agli urti di choc geopolitici, energetici ed economici che hanno terremotato tre quarti dei governi del G7 dal 2022 ad oggi.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la premier ha riallacciato la «via italiana» in tutti i tavoli strategici dei cinque continenti. Ha dotato, per la prima volta, l’Unione europea di una politica estera sul contrasto all’immigrazione clandestina ed è fra i capi di governo che non si arrendono al suicidio industriale come dazio “green” dell’Europa. Ciò non si sarebbe potuto fare senza risultati altrettanto determinanti in chiave interna. Ci limitiamo ad elencarne tre: l’occupazione stabile in continua crescita, i conti pubblici in ordine, l’exploit delle esportazioni. Segno che tutti i parametri vitali sono in buono stato. Non a caso tutte le forze sane della Nazione – produttori e imprenditori, lavoratori dipendenti e autonomi, il terzo settore, il mondo della scuola e della formazione – hanno puntellato dialetticamente e mai abbandonato il percorso intrapreso dall’esecutivo.
Si spiega così, soprattutto col dato empirico, la solidità a 360° della guida di Giorgia Meloni. Con un record nel record: non vi è memoria di progetti di governo giunti a fine legislatura con possibilità intatte di replicare per la seconda stagione. Eppure è così, con un dato ulteriore: Fratelli d’Italia, partito che esprime la premier, continua a non avere rivali al vertice del gradimento degli italiani. Che cosa significa? Se nella Prima Repubblica era la divisione del mondo in blocchi a garantire “dal di fuori” una funzione strutturale al pentapartito e nella Seconda l’accenno di bipolarismo è stato fagocitato dal pilota automatico dei tecnici, in questa Terza Repubblica sta tornando una grande domanda di orientamento. È un caso che ciò sia coinciso con la prima prova offerta dalla destra politica a Palazzo Chigi? Con il suo record di longevità?
No, non lo è. La destra ha dimostrato di saper vincere una campagna elettorale in uno scenario complicato ma soprattutto convincere una volta al governo alle prese con un quadro ancora peggiore. Non era scontato, non era facile, non era mai successo prima nel sistema italiano. Nell’anno politicamente determinante, quello che porterà a elezioni in mezza Europa, è Giorgia Meloni la stabile realtà. E la povera sinistra che fa? Dov’è? Vaga smarrita. Nel suo stesso campo…